Pro Loco Venete, pochi giovani e troppa burocrazia

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Una sagra in Veneto

L’estate è la stagione nella quale si moltiplicano le feste paesane, le manifestazioni folkloristiche, gli appuntamenti culturali e storici e gli incontri enogastronomici. A costruire e coordinare gran parte degli eventi c’è un’unica grande regia, quella delle Pro Loco.

L’UNPLI Veneto (Unione Nazionale delle Pro Loco) ha presentato in questi giorni il risultato di un’indagine “Obiettivo Pro Loco” condotta tra le associazioni della regione per capirne i punti di forza e le debolezze. I dati che saltano agli occhi sono due: la ‘popolazione’ delle Pro Loco sta invecchiando velocemente e rischia di morire di burocrazia. Ma andiamo per ordine e tracciamo un profilo chiaro dello stato di salute dell’associazione. L’Unpli Veneto è al terzo posto, dopo quella piemontese e lombarda, per numero di Pro Loco: sono 535 le associazioni venete (5.560 in tutt’Italia) che raggruppano oltre 69.000 volontari.  A coordinare le attività ci sono: il comitato regionale, 7 comitati provinciali (uno per ogni provincia) e 43 Consorzi di Pro Loco che aggregano le singole associazioni per aree territoriali. Ideato e realizzato dall’Unpli Veneto, il sondaggio è stato avviato nel gennaio scorso e nel corso di sei mesi sono stati raccolti i dati dal 77% delle pro loco associate.

In Veneto le Pro Loco sono a prevalenza maschile (61% uomini, 39% donne), a guidare la classifica delle province ‘azzurre’ è Venezia con il 35% di donne, mentre Belluno è la provincia ‘rosa’ per eccellenza, con il 42% di donne. Nell’anagrafica delle associazioni spicca un dato che l’associazione considera negativo: solo il 14% dei volontari risulta avere un’età inferiore ai 30 anni, un dato probabilmente in linea con tutto il mondo del volontariato. I giovani abdicano quindi al loro ruolo di motore d’idee ed iniziative sul territorio o quantomeno, non identificano nelle Pro Loco lo strumento giusto per trasformare progetti in realtà. Anche in questo caso la situazione varia da provincia a provincia: con il 20% di giovani Verona è in testa alla classifica, fanalino di coda invece è ancora una volta Venezia con il 10%. Il dato resta comunque negativo e i volontari si stanno interrogando sul da farsi. Avere più giovani tra le fila di volontari potrebbe significare, oltre a dare un futuro certo alle associazioni, avere nuove idee da proporre e costruire nonché affacciarsi con più serenità ad una serie di problematiche legate alla tecnologia e alla burocrazia, dove le capacità dei giovani possono rivelarsi la vera discriminante tra il successo e l’insuccesso di un’iniziativa. Ciononostante l’impegno delle Pro Loco nella formazione e nell’utilizzo delle nuove tecnologie è davvero forte. Il 64% delle Pro Loco gestisce un proprio sito internet, dichiarando che è il punto di partenza per far conoscere l’attività della propria realtà. Non vengono meno i mezzi tradizionali (flyer, locandine, manifesti, striscioni, brochures…) ma a questi si affianca con successo il web, anche con l’utilizzo dei social network. Così ogni anno oltre 5 milioni di persone (5.383.900 persone) partecipano ad uno dei 5.000 eventi organizzati dalle Pro Loco, con una media di 10 eventi per associazione. I settori di attività sono diversi: con il 41% il comparto intrattenimento/ricreativo coinvolge la maggior parte delle iniziative delle Pro Loco, segue l’enogastronomico con il 29%, quindi quello storico/culturale con il 22% ed infine l’istituzionale (iniziative in convenzione con comuni e province come la gestione di musei, sportelli Iat, biblioteche, rifugi, sentieri, parchi o gemellaggi…)  che occupa l’8% delle attività annuali. Altra nota positiva riguarda il bilancio economico delle attività, perché a fronte di un contributo pubblico (Comuni, Province, Regione) che si assesta su una media del 6%, grazie all’intervento dei privati e all’oculata gestione, le Pro Loco movimentano nel territorio 37.643.675 euro, ovvero contribuiscono a muovere le piccole economie locali (fornitura di materiale come tensostrutture, servizi audio-video, acquisto generi alimentari e prodotti del territorio, vettovaglie, complessi musicali…) tenendo in vita i territori non solo dal punto di vista aggregativo e turistico ma anche economico. L’ostacolo più grosso alle attività, come rileva il sondaggio, resta quello burocratico. Il 59% dei volontari chiede di avere maggiore formazione o il supporto tecnico di specialisti per affrontare temi quali: la sicurezza, l’haccp, la normativa manifestazioni, l’assicurazione, la Siae, la redazione dei permessi la gestione della contabilità e delle questioni fiscali.

 

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